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Visualizzazione dei post da febbraio, 2011

Un oltremare di sandali sfondati

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Un popolo piú degno del nostro, un popolo affamato e senza speranza, un popolo giovane (ma non per questo viziato) preme alle porte del mare. Vivo, coraggioso, insolente, si lascia massacrare per reazione al potere, vomita la propria speranza in faccia al demone di turno, offre in sacrificio la propria carne fresca, il proprio sangue intatto, in nome della libertá. Quella vera. E noi, sconcertati, pigri, grigi e incapaci, l’unica cosa che siamo in grado di fare è.. “aver paura”, rimbalzarci la palla, convertirci in “carcerieri di viaggiatori colpevoli di viaggio”. Carcerieri impotenti di quei figli che l’orizzonte “ci rovescia a sacco” Vecchi, inetti popoli europei. “Eppure lo sapevamo anche noi...” Mi si scherniva una volta chiamandomi nord-africano Non mi si schernisce piú

La terra Naranja

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“Marcello guarda, La Sicilia!” Mentre l’aereo si abbassa, il mio primogenito allunga il collo verso la terra che si fa ogni secondo piú grande. Nel silenzio della notte, la misura della terra è data dalle luci arancioni sulle strade che circondano l’aereoporto. “La Sicilia è naranja” mi fa lui e per un attimo mi immergo nei ricordi di bambino, quando con l’auto percorrevamo l’Italia in su e in giú e con gli occhi chiusi e l’anima fluttuante, mi abbandonavo al tepore del viaggio nei sedili posteriori. Le luci naranja colpivano a intermittenza le mie palpebre serrate agli incroci o in galleria e mi restituivano sensazioni di avventura, libertá e spazio illimitato. E storie e sogni. Le generazioni si alternano, le nostre storie cambiano. Le luci arancioni da sotto, le luci naranja da sopra. Le emozioni che abbiamo vissuto noi padri, non sono migliori o peggiori di quelle dei figli, ma solo incredibilmente differenti. Vorrei regalarle loro a custodia di un mondo diverso scaricandole come s...

Spazi. Tempo.

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Tolgo il moccio dal naso e dalle orecchie di Marcello. Prima di avere un figlio, mai avrei potuto immaginare la quantitá di muco in grado di essere prodotta dalle orecchie di un bambino. Per terra, in salone, un numero elevato di vagoni ingombra quello spazio che ci sforziamo di mantenere inutilmente vergine. Ad alcune migliaia di km da qui, in un letto d’ospedale, si veglia, ci si strugge, si aspetta. La distanza diventa misura di misura, quando la prossimitá accoglie solo caos e catastrofe. A distanze siderali l’uomo impara a morire e risettarsi l’anima. Un padre avverte la perdita della dilatazione e impara l’urgenza provvisoria del continuo interrompere, un altro padre prova a fare i conti con lo spazio che lo separa da un’esperienza differente e antipodica. I figli chiedono e fanno, sicuri della misura di spazio e tempo

Cronache di basso impero

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Riascoltato tra 20 anni, questo mirabile pezzo di carmen Consoli, dirá di questo momento storico molto piú di qualsiasi altra dissertazione politica, sociologica o anal-ogica. "Il bel paese premia chi piú merita..."