giovedì 16 luglio 2009

Il mio appoggio a Marino

Questo il messaggio che ho scritto e che sta girando in rete a supporto della "causa Marino" e del gruppo scelgomarino.info di cui faccio orgogliosamente parte
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E' arrivato un altro momento decisivo, per chi, come noi, crede ancora possibile produrre un cambio di direzione nel nostro amato paese.

Ci avviciniamo a grandi passi al prossimo Congresso di Ottobre, in cui il Partito Democratico dovrà impostare il proprio futuro, comunicare il proprio disegno di domani, illustrare la strada da percorrere per tornare a far vincere i nostri ideali.
Ancora una volta quello che tutti noi possiamo fare è PARTECIPARE!
Partecipare affinchè le idee di rinnovamento e discontinuità col passato attecchiscano e possano portare il progetto del Partito Democratico ad avere davanti un futuro davvero AMBIZIOSO.

Ora o (forse) mai più.

Per questo e molti altri motivi, noi scegliamo IGNAZIO MARINO alla guida della Segreteria Nazionale del PD.
Marino è il candidato ideale, per storia personale e piattaforma politica, di chi fa dei temi del merito, del rinnovamento e della laicità la propria bandiera.
Non ci sono correnti eterogenee dietro Marino, ma solo la forza e il coraggio delle idee di un gruppo di persone da tempo impegnato a cercare di dare una prospettiva moderna a questa entità politica.
Non c'è alcuna storia di partito dietro il candidato Marino, ma solo una linea ininterrotta di successi professionali e poi politici, a garantire impegno, rispetto delle regole e visione a lungo termine.
Non ci sono compromessi al ribasso nelle proposte di questo candidato, ma solo la forza di chi ritiene che il PD debba essere non il fine, ma lo strumento per cambiare il Paese.

Ignazio Marino può fare di questo PD un partito inclusivo, coraggioso, contemporaneo e vincente!

Partecipa anche tu e coinvolgi le persone accanto a te, innanzitutto facendoli iscrivere al Partito Democratico entro il 21 luglio (termine ultimo per votare per il congresso, dove bisogna superare almeno il 5% per arrivare alle primarie) e, soprattutto, aiutandoci nella campagna a sostegno della sua candidatura.
Noi siamo i promotori di www.scelgomarino.info, e ti invitiamo a raggiungerci tra i volontari: ci aspettano quattro mesi di sogni e battaglie che valgono davvero la pena!

martedì 14 luglio 2009

Debora e Grillo. Un mio modesto parere.


Molti amici mi hanno giustamente chiesto “che cazzo è successo a Debora Serracchiani”??
Io fino ad ora ho preferito glissare questo argomento, un po’ perchè davvero dispiaciuto, un po’ perchè si tratta di cose della politica che non interpreto bene e vorrei evitare di dare una lettura molto negativa di una vicenda che ha emotivamente catturato molti di noi.
Poi peró all’ennesima domanda circostanziata, questa volta di Fabrizio, mi prendo 15 minuti per fornire la mia, parzialissima e faziosa, versione dei fatti.
Debora Serracchiani non è Beppe Grillo.
Debora Serracchiani era, ed è, un illustre rappresentante del Partito Democratico che ha criticato alcune scelte politiche, e non, della dirigenza.
Lo ha fatto in una maniera così bella, aperta, solare, da risvegliare in molti di noi la passione per la politica vera ed anche per il progetto del Partito Democratico.
Dopodicchè il partito l’ha candidata alle europee, il partito l’ha mandata due volte a Ballaró, i suoi esponenti principali hanno fatto campagna per lei e addirittura il segretario nazionale ha chiuso la sua campagna elettorale a Trieste con Debora.
Insomma, come ogni buon manager avrebbe dovuto fare, ha cavalcato l’onda.
Debora a questo punto aveva due strade: ammazzare il proprio padre, candidarsi e vincere le Primarie o incamminarsi con lui in un percorso di cambiamento.
Ecco Debora non se l’è sentita di prendere quel coltello.
Io invece, che preferisco non guardare alle persone, ma alle idee che ci sono in campo, sono sempre piú convinto della piattaforma politica dei Piombini, che elabora molte delle tesi della Serracchiani, per farne un progetto di ampio respiro per il PD.
Debora sarebbe stata piú coerente venendo con noi, ma ha pensato di avere piú chance di influenzare l’azione politica del PD, mettendosi in duo con Franceschini.
Io non mi fido dei compagni di merende di Franceschini (Coffertai, Rutelli, Binetti... etc), lei forse non si fidava delle possibilitá di successo o delle persone, che girano attorno alla piattaforma dei Piombini.
Tutto qua.
Chiaro che la botta è stata forte!

Infine due parole su Grillo.
Grillo sa benissimo che le regole statutarie del PD gli impediscono di candidarsi.
Ha fatto un’altra azione di boicotaggio alla greenpeace, tirato un po’ di merda a destra e a manca e fra un po’ se ne ritornerá da dove è venuto.
La sua è stata solo una mossa propagandistica.
Detto questo hanno fatto male a non dargli la tessera.
Il PD si sarebbe dimostrato piú forte includendo un rompicoglioni come quello, che non escludendolo.
Adesso il PD per me è piú debole.

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lunedì 6 luglio 2009

Una cosa di sinistra...


Avevo inziato questa esperienza affermando che la politica è una scatola che si riempie dei contenuti, delle idee, delle personalitá di ognuno di noi e che volevo mettere il naso dentro questa scatola per vedere come era fatta.
Bene.
Ho messo il naso dentro il PD e ho scoperto tanta, tantissima gente in gamba, vera, impegnata, seria, animata da grandi ideali e anche alcuni marpioni, un po’ piú mossi da ansie di protagonismo e arrivismo... questo è normale.
Adesso tiro un attimo in su la faccia, riprendo fiato e mi guardo attorno.
Nella scatola tutti si muovono nervosamente come in un formicaio in vista del Congresso (pardon della Convention) e mi viene il mal di testa.
Le battaglie sugli ideali e le idee che parevano lineari e lucide fino a ieri, adesso si muovono su campi sovrapposti e scenari meno lineari.
Isterismi, personalismi, dilettantismo e velleitarismo, hanno preso il sopravvento, in questi giorni sulla battaglia per le idee.
Debora si è svenduta probabilmente in fretta, i Piombini si spaccheranno in 3 o addirittura 4 tronconi, all’interno dello stesso schieramento ci si scontra per questioni regionalistiche e procedurali e comincerá a breve una battaglia asperrima tra i contendenti.
Questo a me appare poco interessante e noioso.
Quello che a me interessa è sapere quale PD potró consegnare a mio figlio, ovvero quale candidato possa essere in grado di incarnare una visione vincente di medio/lungo periodo (nel breve non esiste alcuna possibilitá, siamo seri...).
Per questo motivo ho deciso di prendere la tessera del PD.
Ho deciso di prendere la tessera perchè, indipendentemente dai limiti che questa candidatura puó avere, ho deciso che vorrei “le idee di Ignazio Marino” come segretario.
E lo sostengo ovviamente non perchè mi stia “simpatico”, ma perchè, nelle prime interviste è l’unico a cui ho sentito porre al centro le questioni dell’ identitá, del merito e della laicitá, ovvero tre dei 4 temi che a me stanno piú a cuore (il quarto è il profilo “liberal” e non socialdemocratico della proposta economica del partito).
Bersani vuole rifare l’Unione o il Partito Comunista a seconda dei punti di vista e Franceschini ha con se la Binetti e Cofferati, obiettivamente troppo per proporsi come un elemento di rottura.
Se invece Marino riuscirá, come sembra, a proporre una piattaforma seria e coerente, almeno tutti sapremo che minchia è sto PD e se è il caso o no di votarlo.
Coraggio e chiarezza.
Qualcuno dice che la laicitá non è prioritaria, altri che non si costruisce l’alternativa con la sola laicitá.
Si, ma intanto è un messaggio, uno solo, forte e chiaro!
Poi dietro, se si vorrá, c’è la competenza e l’afflato ideale di altri personaggi, di cui il piú noto è Pippo Civati, che hanno una visione non corrotta e prospettica di questo partito.
Mi impegneró dunque da militante perchè come scrive il mio amico Ivan: “Per qualche motivo in Italia una delle cose delle quali si va più orgogliosi è quella poter dire che non si è mai avuta la tessera di un partito. Ecco, in questo caso io credo che si possa essere orgogliosi di averla, la tessera del Pd: perché è una tessera che si prende per dare, non per ricevere. Questa volta si può prendere la tessera di un partito per dare un contributo tangibile alla crescita del nostro Paese; per sostenerne lo sviluppo, la legalità, la modernità, l’apertura, l’ambiente, il patrimonio di cultura e di civiltà”

Proviamoci...

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martedì 30 giugno 2009

La dura vita su Marte

Mentre il Partito Democratico si interroga, si spacca, si dimena, per trovare uomini e prospettive di lungo termine, ieri ho avuto la possibilitá di andare a vedere Gianfranco Fini in un forum sulla “Nuova Economia”.
L’unico che abbia fatto la cortesia di venirmi a trovare a Madrid.
Ecco quello che mi sarebbe piaciuto dirgli, se non fossi andato li in veste istituzionale (e non personale) e se non avessi dovuto tradurre le mie domande in spagnolo, affinchè il moderatore, spagnolo, le traducesse in italiano.
“Allora, caro Fini, ho capito.
Sei innanzitutto un politico, merce rara nella destra italiana.
Sei anche un politico lungimirante, coraggioso, liberale e aperto.
Soprattutto sei convintamente laico ed io lo apprezzo infinitamente e per questo nutro una sincera simpatia nei tuoi riguardi!
Mi hai convinto, se dovessi essere Presidente del Consiglio non ti darei mai del post fascista!
Ok, ma poi...???
I discorsi che tu (me lo permetti il tu, vero??) hai fatto ieri nella tua premessa, sono da un punto di vista macroeconomico così condivisibili da apparire banali.
Quella di ieri mi è apparsa come una lezione seminariale, di un docentucolo (per i contenuti, non per l’immagine impeccabile che hai dato di te) di politica economica finanziaria.
Hai parlato di investimenti nella ricerca e formazione, ad esempio, e nella giustizia civile, per fare in modo di avere certezza del diritto e attrarre capitali dall’estero.
Bravo, bravissimo!!
Peró evidentemente su Marte, dove dimostri di vivere, (probabilmente tra Paperopoli e Gotam City), non è forse arrivata notizia dei tagli alla ricerca del governo attuale?
Possibile non si sia avuta notizia che i ricercatori vivono per lo piú stipati in sottoscale di universitá a lavorare come topi senza alcun mezzo?
Non sai che i migliori emigrano?
Non hai saputo che la giustizia civile è stata devastata da Paperon dei Berluscooni, che ha modificato la giustizia civile solo a fini personali, dimenticando il bene comune?
È evidente che deve essere dura comprendere queste cose da Marte.
Certo, se tu facessi parte dello stesso partito di Paperone è ovvio, ti batteresti per le tue idee e per affermare una destra costituzionale e onesta alla guida del paese... ma da Marte, come cazzo si fa???
Solidarietá compagno Gianfranco... solidarietá”

mercoledì 24 giugno 2009

Quello che avrei voluto dire io, se fossi andato al Lingotto: i cattolici e il PD


Parteciperò alla riunione dei Piombini al Lingotto, per riformare il PD, attraverso il gruppo "laicitaediritti.org".
Ma se fossi andato da solo, mi sarebbe piaciuto dire queste cose.

(PS: Piú sotto la lettera di don Farinella)

Come hanno dimostrato le elezioni europee, il progetto democratico, se bene interpretato, rischia di essere piú moderno ed avere piú futuro, di qualsiasi prospettiva socialista o socialdemocratica.
Credo che siamo d’accordo nel ritenere che il PD nasca per unire e non per dividere.
Allora al fine di creare un partito democratico e moderno (o contemporaneo come preferisco dire io), converrete con me che è imprescindibile costruire una casa che sia allo stesso tempo laica ma non escludente per i cattolici.
Obiettivo apparentemente impossibile.
Fino ad ora peró, a farsi portatori mediatici della volontá cattolica, sono stati personaggi del calibro di Rutelli, Fioroni o la Binetti, che hanno un’idea “vaticanista” e “ratzingeriana” della religione cattolica.
Quello peró del mondo cattolico, a differenza di quello che si percepisce nei mass media, non è mica un blocco monolitico inscalfibile e acritico.
Come è successo per noi del PD, esiste un movimento della “base” cattolica che, nel sottosuolo, pur continuando ad obbedire ai precetti del Papa, cerca di trovare una via alternativa e moderna alla restaurazione.
Cattolici che non vedono i gay come malati, che considerano accanimento terapeutico un sondino nasogastrico o che vedono nel preservativo uno strumento per combattere l’AIDS.
Posizioni come queste sono state, piú o meno in clandestinitá, portate avanti da eminenti personalitá del mondo cattolico come Carlo Maria Martini (che aveva dato vita ad una serie di lezioni chiamate “l’universitá dei non credenti”) o dal teologo Vito Mancuso, che in uno dei suoi scritti dice tra le mille altre cose progressiste che il matrimonio è "legame chimico totale della libertà" o che nello scrivere un testo di fede il suo referente è la "coscienza laica", intendendo con ciò "la ricerca della verità in sé e per sé".
Non mi sarei mai immaginato l’utilizzo di queste parole da un teologo cattolico (non frequentando per esperienza diretta il mondo cattolico stesso dai tempi della prima comunione).
Sarà banale ma spesso si dimentica che, essere cattolico insomma non significa delegare necessariamente la propria coscienza.
Ecco io credo che queste voci dovremmo provare a tirarle dentro quando parliamo di temi eticamente sensibili.
Ascoltarle e trovare le basi per un incontro.
Ovvero cercare di avvicinare una personalitá cattolica (o religiosa) di spicco, che possa politicamente appoggiare il tema della Laicitá dello Stato.
Perchè solo in questo modo potremo far capire che lavoriamo per unire e non per dividere, solo così spiegare che laico non significa ateo.
Isolare la Binetti, invece che espellerla.
Gettare ponti in nome della laicitá (e non laicismo)!
La maggior parte di cattolici che conosco sono laici.
Come questo signore qua:

SENZA LA PROFEZIA, RIMANE LA COMPLICITÀ
lettera di don Farinella * al cardinale Angelo Bagnasco
Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.
Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.
Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire ... sopire, troncare».
Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

* Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli

domenica 21 giugno 2009

In fieri


Si, è vero.
È un po’ che non nutro questa pianta.
É un po’ che non entro qui dentro e mi prendo il tempo di digerire.
Ma ultimamente, il facebook fagocitante ha preso il sopravvento e non riesco a dedicarmi tempo ammé, a voi, alla narcisistica voglia di scrivere, a chi ha voglia di soffermarsi un attimo, alla digestione delle cose.
Troppe cose.
Gli ultimi eventi, non a caso, viaggiano ormai rancidi nel mio intestino, premasticati, in cerca di una comprensione, una spiegazione, una metabolizzazione.

É finita una primissima parte del mio impegno politico.
Debora è stata eletta, Ivan no.
Debora è adesso il centro involontario di tutto ció che si muove freneticamente attorno al rinnovamento del PD e non posso non esserne contento; sicuro come sono che non si fará mettere in testa il cappello da nessuno, senza avere prima negoziato, da posizioni di forza, l’affermazione delle sue idee.
Ivan invece non ce l’ha fatta.
Non ce l’ha fatta il web, a dimostrazione di come la distribuzione territoriale del consenso e la forma partitica, al di lá di quel che va cianciando Grillo, a ragione o a torto, è ben lungi dall’essere soppiantata da alcunché.
Ivan non aveva il Partito dietro di se, e quello ha fatto la differenza.

Ed io?
É iniziata, subito dopo le elezioni una raffica di articoli, voci, rese dei conti, alleanze, che mi ha disgustato e lasciato sconcertato.
Si parla di persone, probabili leader, dirigenti in pectore, ma nessuno che chieda a questi improbabili nuovi capi spirituali della Sinistra che cosa si propongano di fare del PD.
Obiettivamente non ci capisco un cazzo e quel che capisco non mi piace.
E allora mi tiro un pochino fuori, mi seggo sulla riva del fiume e mi metto un po’ a studiare, complice la mia lontananza dal “belpaese”.
Con alcune persone del Circolo Barack Obama stiamo dando vita al sito “Laicitaediritti.org” , nel tentativo di sensibilizzare la base e i vertici del PD, sull’importanza e la prioritá dei temi “laici” all’interno del dibattito per il prossimo Congresso.
Presenteremo un documentino alla prossima assemblea della “non corrente” piombina (di cui Ivan e Debora fanno parte) del 27 giugno e speriamo che qualcuno si metta a parlare di programmi invece che di persone.
Loro, per adesso, lo stanno facendo; speriamo non si vendano sfusi, ma possano rappresentare il nucleo di un progetto nuovo e unitario per partito davvero laico e contemporaneo.
Ma soprattutto con le palle!

Ovviamente peró, pago, in questo momento, l’impossibilitá di fare politica davvero, di confrontarmi con le persone, i “professionisti” della politica, dentro i circoli, contro le facce della gente, con i compagni di viaggio, in maniera vera.
Il web da, ma il web toglie anche tanto.
É un veicolo di espressione delle tue idee, le quali peró senza la tua faccia, rischiano di valere poco piú di un abbaio.
Guarderó dall’esterno e forse prenderó una tessera da stracciare in un’occasione davvero importante.
Lo decideró dopo il 27 giugno.

Cristiano ha un carattere completamente diverso dal fratello.
Bianco come il latte di cui puzza, nonostante il suo naso da pugile ai primi incontri, ride sempre, ha proprio gli atteggiamenti da buono.
Marcello ha cominciato a dire le prime parole di “itagnolo”, invertendo peró le sillabe: dice “pacche” per scarpe, “pacchello” per cappello, “podo” per “dopo” o “acchè” per caffe.
Quando rientro dalle futilitá di questo periodo di fantacrisi, godo nel corrergli addosso e portarmeli a scorrazzare in piscina.
Ho perso piú di 5 chili, peso 68 e mezzo e tutto il mio guardaroba è da buttare, proprio nel momento in cui devo dare 3.000 euro allo Stato Italiano e la mia inquilina torinese mi lascia per l’ennesima volta col culo di fuori, non lesinando niente in quanto ad assurditá di scusanti.
Ma si sa, questa è la vita. That’s entertainment!
Aspettare non mi si confá, ma spesso tocca.

lunedì 1 giugno 2009

Votare PD. Votare Debora e Ivan.




Partendo da uno scritto di Pippo Civati, rielaboro idee mie e un contributo di Sandro Gozi, per dire a Tierone, a Fabrizio, a Scanza e a tutti quelli che non hanno manifestato intenzione di farlo, perchè bisogna votare PD alle europee.
E lo dico in maniera assai poco politically correct, ma sincera.

Come dice Civati “Lo so, molti elettori sono esasperati, hanno vissuto male questo nuovo partito, lo hanno amato, in alcuni casi, senza essere ricambiati (dal Pd e dalla sua politica). Molti entusiasti della prima ora sono rimasti delusi, molti delusi in partenza sono rimasti entusiasti di essere delusi”.
Adesso siamo in un momento chiave.
A ottobre molto probabilmente ci sará un congresso che dovrà dare una nuova linfa a questo partito (una linfa che non ha mai avuto) oppure lo affosserá per sempre.

Il sistema delle preferenze e la soglia di sbarramento, che ci piaccia oppure no, porta a due semplici conclusioni:
1) Attraverso il sistema delle preferenze si puó votare anche un solo candidato (o due), se si ritiene che questo candidato abbia delle idee forti e non votare i candidati dell’establishment (quelli decisi dai tanto odiati vecchi apparati di partito).
2) Il voto a Rifondazione o Sinistra e Libertá è, purtroppo, inutile.

Insomma, si puó influire.
Si possono mandare messaggi forti, perchè sappiamo che correranno sulle gambe di persone che si scorneranno per farli approvare.
Come Ivan, come Debora, dietro i quali c’è un movimento politico che sta lottando per fare del PD un partito Laico, Contemporaneo, Democratico e di Sinistra.
Non saranno inghiottiti dal sistema se gli daremo forza.
Tutto dipende da quanto consenso saranno in grado di portare.
Questa è la politica.

Per dirla con parole di Sandro Gozi: "La vecchia politica, almeno a sinistra, ha un vizio d'origine. Pensa sempre che le difficoltà nel trovare consenso si risolvano con la tattica, le alleanze, il posizionamento in un punto conveniente dell’arco politico. Io, invece, credo di no. Credo che il consenso per il Pd aumenterà quando il Pd smetterà di pensare ad alleanze e tattiche e comincerà a parlare alla gente, a starla a sentire, a dare le risposte che la gente si aspetta da noi. Se invece sulle questioni più scottanti noi diventiamo prudenti e reticenti, gli elettori si rivolgono a qualcuno che prende posizione più chiaramente".

Se siete d’accordo con questa semplice constatazione, allora dovete dare forza a chi ci sta provando, ritornando illusi per una volta ancora, perchè qualche illuso nel passato ha davvero cambiato il mondo.
Io ci metto la mia faccia davanti a voi che siete miei amici.
“Vorrei che seguiste il mio consiglio, anche e soprattutto se, come me, volete cambiarlo, questo partito. Perché per cambiarlo, prima bisogna votarlo. Bisogna dargli forza, bisogna costruirlo”.

Siamo in un momento strano, dove non è facile fare la cosa giusta.
E non parlo solo del paese eticamente distrutto dal gerarca delle televisioni.
Siamo in un momento in cui l’Italia sta affondando nel passato, sta diventando un paese del terzo mondo.
Pensate a quella marea di cattolici che incontrate per strada e che non si sente rappresentata da questo papa, da queste posizioni medievali delle alte gerarchie vaticane e che, nel sottosuolo, lavora per una Confessione diversa da quella “no condom, si sondino”.
Bisogna gettare un ponte.
Bisogna fare uno strappo.
Si deve costruire una Casa Laica che abbia in sè quel gene della solidarietá e della sensibilitá sociale che accomuna noi e loro.
Se tutti ci impegnassimo, invece di lamentarci, questo sarebbe giá realtá
Ivan Scalfarotto e Debora Serracchiani ci stanno mettendo la faccia.
A voi che minchia vi costa darmi ascolto, almeno questa volta e fidarvi di loro?
Votateli e fateli votare!