giovedì 24 febbraio 2011

Un oltremare di sandali sfondati

Un popolo piú degno del nostro, un popolo affamato e senza speranza, un popolo giovane (ma non per questo viziato) preme alle porte del mare.
Vivo, coraggioso, insolente, si lascia massacrare per reazione al potere, vomita la propria speranza in faccia al demone di turno, offre in sacrificio la propria carne fresca, il proprio sangue intatto, in nome della libertá.
Quella vera.
E noi, sconcertati, pigri, grigi e incapaci, l’unica cosa che siamo in grado di fare è.. “aver paura”, rimbalzarci la palla, convertirci in “carcerieri di viaggiatori colpevoli di viaggio”.
Carcerieri impotenti di quei figli che l’orizzonte “ci rovescia a sacco”
Vecchi, inetti popoli europei.
“Eppure lo sapevamo anche noi...”

Mi si scherniva una volta chiamandomi nord-africano
Non mi si schernisce piú


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