Il sonno di un padre o di una madre, non ha niente a che vedere con il sonno degli altri. E’ un sonno mordicchiato, strappato, lacerato alle profonditá di se stessi, irrangiungibili ormai, se non, appunto, in sogno. E’ un sonno senza pace, sempre assetato, indipendentemente da quanti giri circolari, la lancetta sia in grado di compiere prima del prossimo strillo. Potrebbe dormire giorni, un padre, una madre ed avere ancora sonno. Sonno di sè. Il tempo rubato ai figli, per un padre o una madre, è un barlume in un pozzo, che desta curiositá, rinnovato stupore, tepore, coscienza, speranza, fame. E’ tempo monco, privo di programmazione postuma. Si mangia tutto in un batter d’ali e quello che sei, sei, e ti tocca di fermarti lì, a quella pagina. Rileggere o abbandonare. Gli anni vissuti senza figli, sono peró scivoli verso una fine sterile. Anni atei, asciugati. Un cinquantenne che non ha vissuto la paternitá per scelta è omicida volontario della sua carne e del suo sangue. Materia secca, a...