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Visualizzazione dei post da febbraio, 2008

L'arte del sogno #2

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- Papà dove siamo? - Ancora Marcello con ‘sta storia? Quante volte me lo vuoi chiedere? - Ti pregoooooo papà. - Siamo in treno. - Anche prima eravamo in treno. Ma questo è diverso. - Questo è un altro treno, come te lo devo dire... Non è che uno in vita sua prende solo un treno. Una volta prendi un treno, poi scendi, ne prendi un altro, vai da una parte, poi da un’altra… è così che funziona con i treni. - Ma i nonni mi dicono che loro hanno preso un solo treno. - Erano altri tempi, Marcello, i tempi dei nonni. Si prendeva un treno e quello era il treno per tutta la vita. Era il treno “stabilità”. Quei treni li non producono più perché non ci vuole o non ci può salire più nessuno. - E quella valigia? - Quella valigia l’avevamo lasciata in stazione prima che tu nascessi, c’è della roba che dovevamo riprendere. - E che cosa c’è li dentro. - “Sogni” Marcello… essenzialmente “sogni”. - A che servono i sogni? - I sogni servono a vivere caro mio. Senza i sogni sei solo una macchina. Nei sogni...

L'arte del sogno

Sono un convinto antiamericano. Chi mi conosce bene (ma anche chi mi conosce poco), sa bene qual è la mia avversione alla politica imperialista statunitense del secondo dopoguerra, che tanto ha squassato e tanto squassa, tuttora questo martoriato pianeta. L’America ha, per parte mia, milioni di vite sulla coscienza negli scacchieri più disparati e lontani della cartina geopolitica mondiale, in barba a qualsiasi rispetto per i più banali principi di sovranità nazionale e con una certa predisposizione a rompere il cazzo in Sudamerica, medio ed estremo Oriente. Considero inoltre inumani ed un tantino naif, gran parte dei pilastri valoriali su cui si basa il concetto di civiltà e/o nazione americana. Valori che liquiderei perlopiù con il termine di “estremismo competitivo”. Ma nonostante questo e molto altro ancora, non posso fare a meno di notare, sottoscrivere e ammirare, la capacità di rigenerazione che gli è propria. Parliamoci chiaro: il mondo va così, a volte bene, a volte male, cert...

Ma io ho dentro qualcosa...

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Il teatro come sangue, come lacrime. Il teatro come musica, come ritmo. Incessante, impetuoso travolgere di piani, scene, personaggi; personaggi vissuti, personaggi sviscerati, reinterpretati, nuovi, potenti, nudi. Pazzie, insanità, sciagure savie, che l’unica vera sciagura è quella di non interpretare il presente, di non sentirsi completamente pazzi, del tutto malati, oggi. Il teatro come realtà, la realtà come finzione. Io sono Iago, io sono Amleto. Questo mi porto a casa dal mirabile spettacolo di Roberto Latini “Radiovisioni” che ho visto stasera; fine teatro di sperimentazione, dove il lavoro su testi e personaggi del panorama classico, diviene terreno vivo, contemporaneo e immediato. Immenso, per quel mi riguarda, soprattutto nei passi dell’Edipo Re, in cui Latini, travolge ed annega lo spettatore di disperazione incalzante, scavandoti da dentro le budella le paure più intime, pugnalandoti alle spalle, negandoti la quotidianità con un innesto di musica e parole in crescendo da pe...