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Visualizzazione dei post da ottobre, 2007

Nostalgia di Norton

Ho preso questa decisione di non leggere più giornali e telegiornali. In questo modo la mia vita si riempie di vuoti di tempo passivo, che devo in qualche modo colmare. Quando sono al lavoro in pausa pranzo, ho preso a girare acccazzo per blog. Molti di questi fanno ridere. Devo anche riconoscere che c’è uno stile di scrittura da blog che sconoscevo e che investe tutta una serie di blogger con un modo di postare quasi stereotipato. Cazzone e stereotipato. Chi più cazzone, chi più stereotipato. Qualcuno anche originale. Questo tipo di scrittura mi ha fatto venire nostalgia di Norton, un tipo che ormai giace nei cassetti o nei camini di pressocchè tutte le case editrici di questo bel paese, ma che mi ha regalato momenti di ilarità e vera consapevolezza cristallina, una decade prima che nascesse questa moda qua dei blogger. Ecco Norton non aveva niente di meno di un Chinasky77 o di un Kaplan di oggi, per utilizzare il nome di alcuni dei più brillanti. Come si fa con i defunti, tiro fuori ...

Gigi Meroni

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Passo davanti Corso Re Umberto tutte le mattine per andare al lavoro. Routine quotidiana. Un lungo vialone fiancheggiato da due controviali, una delle tante arterie perpendicolari della città del demonio. Da qualche giorno durante il tratto iniziale di Corso Re Umberto, sono preda di una malinconia inaspettata e arrivato in scooter nelle vicinanze del numero 43 rallento, mi volto indietro, avanti e di lato a cercare qualcosa. Qualcosa che stamane con la coda dell’occhio ho finalmente trovato. Un pezzo di granito rossastro contornato da fiori nuovi ed una corona. Di più non sono riuscito a vedere. Ho scoperto Gigi Meroni solo una settimana fa, grazie ad uno splendido documentario di Minoli, che non sono riuscito a finire di vedere. Molto colpevole da parte mia che vivo a pane e calcio da quando sono nato. Epperò la sua morte avvenne che io non ero ancora nato. Meroni aveva solo 24 anni e la sua brevissima storia sembra essere stata disegnata da un Dio stronzo e bastardo, per entrare dir...

Il capitalismo visto da dentro

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Mi alzo ogni mattina alle sette. Entro in un edificio mastodontico, volutamente mantenuto di architettura fascista. Monumento invalidante per chiunque ne venga inghiottito: sembra confessarti la tua inutilità fisica, sottendendo quella intellettuale. Entro in ufficio e tutto sommato mi diverto: riesco a portare avanti progetti, ho responsabilità e possibilità di realizzazioni, un bel gruppo di persone con cui condividere i cazzi che girano, un capo giusto. E però. E però faccio parte di questo sistema. Il sistema capitalistico. In molti paragonano questo sistema, che sottende alla vita di noi tutti, metro di giudizio del fallimento o del successo di pressoché tutte le vite, ad un treno. Un treno sparato a tutta velocità, verso nessun luogo, in cui tutte le componenti del treno stesso, si adoperano per andare sempre più veloce, sempre più veloce, sempre più veloce. Lo scopo del sistema capitalistico è l’arricchimento incrementale continuo, per creare benefici alla propria famiglia, all...

Uno - pensieri sul nuovo album dei Marlene

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Dopo avere dissertato di gossip riguardo ai Marlene Kuntz, per farmi perdonare, ho acquistato il nuovo album (e sottolineo acquistato, non ho pensato nemmeno un attimo di scaricarlo, gesto per me che attesta una stima musicale abnorme) che ho provato ad ascoltare BENE durante il week end. Devo scindere il mio giudizio in due parti. Partiamo dalla fine: Uno, il singolo di chiusura dell’album. I Marlene chiudono quasi sempre i loro album con pezzi memorabili e intensi. “Uno” è un pezzo del tutto avulso dal resto del disco perché si scopre subito. E’ un pezzo puttana, uno specchietto per le allodole, in stile vecchi CSI, di una banalità sconcertante, e per questo meraviglioso. La vita ha bisogno anche di semplicità, di qualcosa di orecchiabile da canticchiare e tenere in testa e quando ascolto questo pezzo, con il cui ritornello in testa mi addormento ormai da due sere, semplicemente, senza sovrastrutture, senza pregiudizi, in maniera incondizionata e morbida, allargo le braccia e mi pren...

Strazio

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Ricevo e pubblico con strazio questa lettera aperta di un' amica di Golem, perchè possiate ricordare un giorno di più che niente potrà pulire abbastanza la nostra coscienza di plastica. voglio raccontarvi questa storia.. mercy è una ragazza di colore nigeriana di 26 anni. se la vedeste, se ci parlaste vi convicereste, ne sono sicura, che non può avere più di 21-22 annni.. anzi, a dirla tutta ne dimostra 15..forse 16.è magra magra, minuta, gracile. non ha i capelli perchè è malata, ha l’espressione spaventata, è tutta occhi e parla poco l’italiano. stringe con una mano un crocefisso, con l’altra un peluche a forma di pinguino.ha una voce incerta ma profonda. ha l’espressione e l’espressività di una bambina.mercy ha lasciato il suo paese di origine nel 2001 per raggiungere roma dove, secondo le promesse di una donna italiana, avrebbe dovuto lavorare come sarta. si è incamminata a piedi attraverso il sahara con un piccolo gruppo di connazionali. sono arrivati sulle coste libiche dopo ...